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  • CASSAZIONE 15 NOVEMBRE 2017, N. 27094


    Autore :
    Data : 19/11/2017
    Categoria : CENTRO STUDI (SUPERCONDOMINIO, RAPPRESENTANTI)

    Estratto
    SUPERCONDOMINIO IPSO IURE ET FACTO   
    In tema di supercondominio questa Corte, ha più volte affermato che "al pari del condominio negli edifici, regolato dagli artt. 1117 e segg. cod. civ., anche il c.d. supercondominio, viene in essere ipso iure et facto, se il titolo non dispone altrimenti, senza bisogno d’apposite manifestazioni di volontà o altre esternazioni e tanto meno d’approvazioni assembleari, sol che singoli edifici, costituiti in altrettanti condomini, abbiano in comune talune cose, impianti e servizi legati, attraverso la relazione di accessorio e principale, con gli edifici medesimi"
    Estratto a cura del Centro Studi Nazionale ANACI



    Testo
    CASSAZIONE 15 NOVEMBRE 2017, N. 27094

    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
    SECONDA SEZIONE CIVILE


    Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:   
    Dott. BIANCHINI BRUNO - Presidente
    Dott. BESSO MARCHEIS CHIARA – rel. consigliere

    SENTENZA

    sul ricorso 22987-2015 proposto da:
    CONDOMINIO in MILANO, in persona dell'Amministratore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,  presso lo studio dell'avvocato G. M., rappresentato e difeso dall'avvocato R. C.;
    - ricorrente -

    CONTRO
    F. A., rappresentata e difesa da se medesima ex art. 86 c.p.c. unitamente all'avvocato G. S., presso il cui studio in ROMA, è elettivamente domiciliata;
    - controricorrente -

    avverso la sentenza n. 2719/2015 della CORTE D'APPELLO di MILANO, depositata il 24/06/2015;
    udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 11/04/2017 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS;
    udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. LUCIO CAPASSO che ha concluso per l'improcedibilità del ricorso comunque infondato;
    udito l'Avvocato R. C., difensore del ricorrente, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso e si è opposto alle conclusioni del PM;
    udito l'Avvocato A. F., difensore di se medesima, che ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.

    FATTI DI CAUSA

    1. F.A. - condomina di un complesso edilizio costituito da otto edifici denominato Condominio (omissis) - ha impugnato la delibera assembleare del 23 giugno 2010, affermandone la nullità perché adottata in violazione di norme imperative di legge, del regolamento di condominio e comunque per eccesso potere. Il Tribunale Milano, con sentenza n. 6037/2012, ha parzialmente accolto l’impugnazione.
    2. Il Condominio (…) ha proposto appello contro la sentenza alla Corte di Milano, che con sentenza n. 2719/2015 ha parzialmente riformato la pronunzia, dichiarando l’invalidità della deliberazione nelle parti in cui ha "approvato il signor L. quale amministratore del condominio Giovanni" e ha approvato "l’incarico al tecnico ing. Fe. ai fini del certificato prevenzione incendi anche per conto del Condominio (…)".
    3. Il Condominio (…) propone ricorso in cassazione.
    F.A. resiste con controricorso.
    Il difensore del Condominio ha depositato ex art. 372 c.p.c. copia del verbale dell’assemblea condominiale - del 4 maggio 2016 - con cui si è ratificato l’operato dell’amministratore in relazione alla proposizione del ricorso.
    Il ricorrente e la controricorrente hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Il ricorso proposto dal Condominio, e il giudizio in cui questo si inserisce, fa parte di un vasto contenzioso che da anni vede contrapposti l’avv. F.A. e il Condominio (…), contenzioso che ha il suo fulcro nella qualificazione del Condominio come c.d. supercondominio, affermata da F. e negata dal Condominio.
    Il ricorso, di cui si afferma la procedibilità, è articolato in due motivi.
    a) Il primo motivo del ricorso denuncia violazione dell’art. 2909 c.c.: la Corte d’appello avrebbe infatti errato nel qualificare il complesso edilizio di (omissis) come supercondominio, essendo tale qualificazione da ritenersi preclusa a fronte del passaggio in giudicato di una sentenza della medesima Corte d’appello (n. 418/2007) che "aveva negato l’esistenza nella fattispecie di un supercondominio".
    La doglianza è infondata. La sentenza della Corte d’appello n. 418/2007 (pronuncia che è stata impugnata di fronte a questa Corte e cassata con sentenza n. 18192/2009) non si è infatti occupata della natura giuridica del complesso edilizio, ma si è limitata, nel respingere l’eccezione di inammissibilità dell’appello, allora fatta valere dal Condominio, perché instaurato contro un soggetto inesistente - il Supercondominio (…) - ad affermare che "non può dubitarsi che l’impugnazione in esame sia rivolta proprio contro il Condominio (…), unico suo contendente", precisando che per meri e irrilevanti errori materiali è stato indicato due volte come "Supercondominio" (…), "ente che, oltretutto, come pacifico, è inesistente". Dalla precisazione della Corte d’appello che - pacificamente - la denominazione del complesso è quella "Condominio (…)" non può farsi discendere la preclusione, per la Corte che ha reso la sentenza impugnata, di qualificare giuridicamente il Condominio (…) come supercondominio.
    b) Il secondo motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione di una serie svariata di disposizioni, gli artt. 1117, 1362, 1363 e 61 e 62 disp. att. c.c.; 112, 115; 132, 118 e 116 c.p.c.: la Corte d’appello, nell’affermare la natura di supercondominio del complesso edilizio di (omissis) , avrebbe erroneamente interpretato la giurisprudenza di questa Corte senza indagare l’effettiva volontà delle parti, violando così, in particolare, gli artt. 112, 115 c.p.c. e 1117 e 61 disp. att. c.c..
    Le denunciate violazioni non sussistono. La Corte d’appello, nell’affermare la natura giuridica di supercondominio del Condominio (…) si pone in coerenza con la giurisprudenza di questa Corte, che ha più volte affermato che "al pari del condominio negli edifici, regolato dagli artt. 1117 e segg. cod. civ., anche il c.d. supercondominio, viene in essere ipso iure et facto, se il titolo non dispone altrimenti, senza bisogno d’apposite manifestazioni di volontà o altre esternazioni e tanto meno d’approvazioni assembleari, sol che singoli edifici, costituiti in altrettanti condomini, abbiano in comune talune cose, impianti e servizi legati, attraverso la relazione di accessorio e principale, con gli edifici medesimi" (così Cass. 17332/2011). Il ricorrente rimprovera alla Corte d’appello di aver completamente prescisso dal regolamento condominiale, ma così non è avendo la Corte osservato che il regolamento già contemplava la nomina di singoli amministratori per i singoli edifici, ritenendo poi - sulla base di elementi di fatto non censurabili di fronte a questa Corte - che il complesso sia costituito da una "pluralità di (…) che utilizzano alcuni servizi in comune con ciò ricalcando puntualmente il paradigma del supercondominio secondo l’accezione fattuale e giuridica" delineata da questa Corte. Quanto poi alle supposte violazioni degli artt. 112 e 115 c.p.c., esse non possono essere ravvisate nella "mancata considerazione delle prove documentali" e non può essere qualificato quale violazione del divieto di scienza privata del giudice il cenno posto in essere dalla Corte d’appello alla circostanza che siano stati nominati degli amministratori giudiziali distinti per i singoli edifici, fatto che non è stato posto alla base del convincimento del giudice, ma che costituisce mera conferma della conclusione cui la Corte è giunta.
    2. Il ricorso va pertanto rigettato.
    La controricorrente, che nel controricorso si era limitata a chiedere la condanna di controparte al pagamento delle spese di giudizio, nella memoria depositata ex art. 378 c.p.c. ha chiesto la condanna della controparte al risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 96 c.p.c.. La domanda deve essere dichiarata inammissibile: la domanda di condanna al risarcimento dei danni per responsabilità processuale aggravata, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., può essere proposta anche in sede di legittimità, per i danni che si assumono derivanti dal giudizio di cassazione, ma deve essere formulata, a pena di inammissibilità, con il controricorso e non quindi con la memoria di cui all’art. 378 (cfr. Cass. 20914/2011).
    Data la prevalente soccombenza del ricorrente, ad esso vengono addossate, così come liquidate in dispositivo, le spese del presente giudizio.
    Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.p.r. n. 115/2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

    P.Q.M.

    La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese del giudizio che liquida in Euro 5.200 di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese generali (15%) e accessori di legge.
    Sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
    Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della seconda Sezione Civile, l'11 aprile 2017.



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